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Sandro Castellani
L’ultimo pezzo di "ciaccia", l’ultima pagnotta sfornata, il profumo del pane che per mezzo secolo ha accompagnato la vita della città. Con la chiusura del Panificio Castellani di via del Popolo se ne va un altro pezzo autentico del centro storico di Città di Castello. Un addio che pesa, perché non chiude solo un negozio, ma una bottega che era memoria viva, fatta di gesti antichi, sacrifici quotidiani e tradizioni tramandate senza scorciatoie.
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Poche ore prima del passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, mercoledì 31 dicembre, Sandro Castellani, 67 anni, "Bombolino" per tutti, ha abbassato la serranda per l’ultima volta. Cinquant’anni passati dietro al banco e davanti ai forni, circondato dall’affetto sincero di tanti tifernati che non hanno nascosto la commozione. Perché quel forno non era solo un luogo di lavoro: era un punto fermo, un’abitudine rassicurante, un rito quotidiano.
In via del Popolo il forno Castellani ha scandito le stagioni della città. Natale, Pasqua, feste e ricorrenze: ogni momento aveva il suo profumo. Torte dolci e al formaggio, torcoli, crostate, pane e tanto altro. Specialità artigianali lavorate con le mani, con il sudore e con il tempo, quello che oggi sembra sempre mancare.
"Sono nato nel 1958 e avevo dieci anni quando, finita la scuola, venivo già qui a lavorare", racconta Sandro Castellani. "Ho imparato il mestiere sul campo, con sacrifici, rinunce e tanta fatica. Ma in cambio ho ricevuto l’affetto di intere generazioni. Bambini che passavano prima di andare a scuola per una ciaccia o un pezzo di pizza, oggi genitori che tornavano con i propri figli". Un ciclo naturale, umano, che nessuna catena di supermercati potrà mai replicare.
Indimenticabile, nei suoi ricordi, la settimana di Pasqua di tanti anni fa, quando arrivava a rompere settemila uova per preparare i dolci tradizionali. Il forno invaso da profumi intensi, quelli che parlano di lavoro duro, ma anche di soddisfazione e orgoglio. E poi la sera della processione: finito il rito, la gente si ritrovava in via del Popolo, richiamata dall’odore delle torte appena sfornate. Scene che oggi sembrano appartenere a un altro mondo.
Sandro Castellani, insieme alla moglie Giulia e ai figli Marco ed Elisa, lancia un appello sincero ai giovani: non abbandonare questo mestiere: "È duro, certo. Si lavora quando gli altri dormono, non ci sono feste né scorciatoie. Ma è un lavoro che restituisce valori veri, quelli che non hanno prezzo".
Con la chiusura del Panificio Castellani il centro storico perde un altro simbolo della città. Perché il centro rimane vivo solo se restano le botteghe di una volta, quelle con un’identità e una storia da raccontare. Le nuove zone industriali, moderne ed efficienti, offrono tutto, ma spesso lasciano smarriti: negozi tutti uguali, flussi grigi e distratti, che comportano scelte senza anima. Il centro storico, invece, è un’altra cosa. È frizzante, unisce le persone, racconta chi siamo stati e chi siamo ancora. Ti dà un senso di appartenenza che non può e non deve finire mai.
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