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Asili nido a due velocità in Umbria: a Terni più cari che a Perugia. Cuore verde modello nazionale per copertura

Un report della Uil evidenzia forti squilibri tra territori a livello di costi

Catia Turrioni

19 Gennaio 2026, 09:17

Asili nido a due velocità in Umbria: a Terni più cari che a Perugia. Cuore verde modello nazionale per copertura

Umbria prima in Italia per copertura degli asili nido: il 44,1% dei bambini tra 0 e 2 anni trova posto nei servizi per l’infanzia. Un risultato che la incorona modello nazionale e la porta ben oltre la media del Paese, ferma al 17,6%. Ma dietro il primato restano forti squilibri territoriali e costi che cambiano radicalmente da città a città, mettendo in discussione l’equità del sistema. A certificarlo è il rapporto Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che colloca l’Umbria al primo posto tra le regioni a statuto ordinario per copertura dei servizi educativi per la prima infanzia.

A trainare è soprattutto Perugia, che con il 52,6% raggiunge la copertura più alta d’Italia, mentre Terni resta molto più indietro, ferma al 16%. Una crescita rapida, sostenuta anche dagli investimenti del Pnrr, che consente alla regione di superare il target del 33% fissato dal Piano nazionale e di avvicinarsi agli standard europei.

Alla fotografia positiva dei posti disponibili si affianca però quella, più complessa, dei costi per le famiglie. Lo studio Uil 2026 sulle rette per nuclei con Isee medio-basso restituisce un’Umbria a due velocità. A Perugia il nido risulta tra i più accessibili d’Italia, con una spesa media di 265 euro al mese (mensa compresa, per Isee fino a 15 mila euro), inferiore alla media nazionale e competitiva anche rispetto a molte città del Nord. A Terni, invece, la spesa sale fino a 394 euro mensili, rendendo il servizio oneroso e, per molti, difficilmente sostenibile.

È proprio questa disomogeneità - che si rileva in tutto il Paese - a far scattare le critiche più dure. La Uil, a livello nazionale, punta il dito contro il sistema dei servizi “a domanda individuale”, che finisce per produrre tariffe diverse e diritti diseguali a seconda del territorio. Una distorsione evidente nel Mezzogiorno, dove la copertura resta ferma tra il 10 e il 15%.

Sul fronte degli aiuti, la Regione Umbria interviene a sostegno delle famiglie con redditi più bassi. È previsto un rimborso fino a un massimo di tre mensilità, modulato in base all’orario di frequenza. Per accedere al contributo, l’Isee familiare non deve superare i 25 mila euro. Il beneficio riguarda le famiglie che sostengono le rette di nidi, micronidi, sezioni primavera, poli per l’infanzia e altri servizi autorizzati.

Il fondo ammonta a circa 4 milioni per l’anno educativo 2025-26. “Sostenere l’infanzia” - spiega l’assessore regionale Fabio Barcaioli - significa scommettere, con coraggio, sull’educazione come leva di crescita della nostra regione.

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