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Allo Scarpellini ex tossicodipendente si racconta ai ragazzi. Cantelli: "Coltivate le vostre passioni"

18 Gennaio 2026, 09:23

Allo Scarpellini ex tossicodipendente si racconta ai ragazzi. Cantelli: "Coltivate le vostre passioni"

Fabio Cantelli Anibaldi

“La droga è una gigantesca illusione”. Con queste parole, pronunciate con assoluta calma ma con la serietà e intransigenza che si deve al tema, Fabio Cantelli Anibaldi (nella foto), un passato da tossicodipendente e un presente multiforme da romanziere, filosofo e formatore, stronca sul nascere qualsiasi edulcorazione di un argomento, la droga, di cui ha conosciuto sulla pelle i devastanti effetti. Di fronte a lui, un centinaio di studenti, a gremire l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini, che, insieme ai loro compagni di classe collegati in streaming, hanno ascoltato in religioso silenzio la sua vibrante testimonianza. La sua storia, quella di un liceale con dieci in filosofia e un’autentica passione per le lettere, si interrompe negli anni Settanta, quando guardando la copertina di un vinile si imbatte nel volto androgino di David Bowie e decide, a tredici anni, che se c’era qualcuno cui somigliare, quello era proprio l’icona del pop e del rock mondiale. Segue un tortuoso percorso di modificazione del proprio corpo, vessato anche con il digiuno (“la prima esperienza psichedelica della mia vita”).

Quindi l’incontro con l’eroina e poi con la cocaina, droga che gli fa conoscere l’aspetto demoniaco della dipendenza, tanto da costringerlo a prostituirsi per acquistare le dosi, umiliazione di cui sente ancora il segno. Dopo anni di calvario, ivi compresi dieci giorni nel carcere di San Vittore di Milano, l’ingresso, a 21 anni, nella comunità di San Patrignano, fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli. E’ un racconto durissimo, il suo, che ripercorre le tappe di una discesa agli inferi e una difficile risalita: “Ho perso la mia fidanzata Cristina, morta di Aids, e tanti amici li ho visti morire, da un giorno all’altro”, racconta ai ragazzi della scuola, diretta dalla preside Federica Ferretti. Ai giovani suggerisce la strada, l’unica, per sfuggire alle insidie delle droghe: “Coltivate le vostre passioni e poi esercitatele con tenacia, rigore e autodisciplina”.

“Durante il mio percorso di cura sono state loro, le mie passioni, a venirmi a cercare e a indicarmi la via per nascere a nuova vita”, dice con semplicità. Una vita in salita, messa nero su bianco, ne ‘La quiete sotto la pelle’, il memoir pubblicato nel 1996 per i tipi di Frassinelli in cui Cantelli esplora il tema della dipendenza e descrive la vita della comunità di San Patrignano, di cui, tra il 1992 e il 1995, diventa capo-ufficio stampa. Ora, dopo essersi diplomato in comunità e laureatosi poi in Filosofia, Cantelli, co-direttore, tra il 2003 e il 2004, del mensile ‘Narcomafie’, vicepresidente, fino al 2022, del Gruppo Abele, onlus fondata da don Luigi Ciotti, è oggi un uomo nuovo, colto e autorevole, che offre il suo doloroso passato come mònito alle nuove generazioni, quegli adolescenti che Cantelli qualifica come “esseri desideranti per definizione”, perché imparino a non cedere alla tentazione delle sostanze stupefacenti.

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