Attualità
Una notizia diramata dalla Sala stampa vaticana mercoledì ha fatto nascere una curiosità. Papa Leone XIV - lo abbiamo riportato nelle cronache di ieri del Ternano - ha nominato nunzio apostolico in Albania monsignor Miroslaw Adamczyk, arcivescovo titolare di Otricoli, finora nunzio apostolico in Argentina.
Poche parole, asciutte come si confà a un comunicato relativo a una nomina pontificia, eppure capaci di far drizzare le antenne. Perché hanno acceso i riflettori su una carica ecclesiale che in pochi sapevano esistesse: arcivescovo “di Otricoli”. Dell’umbrissima Otricoli. E non “a Otricoli”, non “per Otricoli”. Proprio “di Otricoli”, come se nel borgo sul Tevere ci fosse ancora una curia in piena attività.
Siamo andati quindi a indagare e abbiamo scoperto che non si tratta di una diocesi viva, non di una cattedra con il suo popolo e le campane che le suonano attorno (che, per la cronaca, a Otricoli ci sono davvero entrambe), ma di una Sede titolare vescovile: un nome e un titolo che sopravvivono alla storia, mentre la geografia ecclesiastica, nel frattempo, ha cambiato pelle.
Da qui nasce un dato sorprendente: in Umbria esistono nove sedi vescovili soppresse, oggi diventate sedi titolari. E di queste ben cinque sono nell’area del territorio del Folignate. Sono nove nomi che raccontano un’altra Umbria cattolica, più antica di quella rappresentata dalle Diocesi attuali, stratificata, spesso dimenticata: Arna, Bettona, Bevagna, Foro Flaminio, Martana, Otricoli, Plestia, Spello, Trevi.

Le Sedi titolari sono un’invenzione della continuità. Diocesi che non esistono più come circoscrizioni pastorali, ma che la Chiesa conserva come titoli onorifici da assegnare a vescovi senza Diocesi vera e propria: nunzi apostolici, ausiliari, funzionari della Curia, diplomatici.
È il modo con cui Roma tiene insieme memoria e governo. E l’Umbria, terra di santi e di confini mobili, ne conserva ben nove: tutte Diocesi senza più territorio, ma con una memoria storica ancora viva. La formula è affascinante e, per certi versi, spiazzante: un vescovo “di” un luogo dove non governa e spesso dove non è mai stato.
Il settimanale “La Voce”, in un servizio di alcuni anni fa, ne ricostruì l’origine storica e il senso profondo, sottolineando come si tratti di titoli privi di giurisdizione territoriale. Nel caso che ha acceso i riflettori, l’arcivescovo Miroslaw Adamczyk, già nunzio apostolico in Albania, viene nominato nunzio apostolico in Albania portando con sé il titolo di Otricoli.
L’Umbria ecclesiastica dei titoli, dunque, non coincide con l’Umbria ecclesiastica amministrativa, che oggi si è ridotta a sei diocesi, con alcune unite in persona episcopi.
A guidarle sono: Perugia–Città della Pieve con l’arcivescovo metropolita Ivan Maffeis; Spoleto–Norcia con l’arcivescovo Renato Boccardo; Orvieto–Todi con il vescovo Gualtiero Sigismondi; Terni–Narni–Amelia con il vescovo Francesco Antonio Soddu; Gubbio e Città di Castello, unite in persona episcopi, con il vescovo Luciano Paolucci Bedini; Assisi–Nocera Umbra–Gualdo Tadino e Foligno, anch’esse unite in persona episcopi, con una novità imminente: al posto di Domenico Sorrentino, che ha raggiunto i limiti d’età per l’esercizio della carica, è stato nominato Felice Accrocca come nuovo vescovo delle due diocesi unite, con titolo di arcivescovo ad personam.
Mentre l’Umbria “visibile” guarda ai nomi dei suoi vescovi residenziali, l’Umbria “titolare” continua invece a viaggiare nel mondo sulle carte intestate della diplomazia vaticana. Ma vediamo nel dettaglio queste nove Sedi titolari vescovili umbre, ripercorrendone storia e identità.
Arna è un caso quasi moderno. Antica sede legata al territorio perugino, scompare nel grande frullatore dell’alto Medioevo. La sua vicenda ha anche un dettaglio da romanzo filologico: il vescovo Vitaliano, attribuito alla sede, è oggetto di dubbi di lettura tra “Arna” e “Narni” nelle fonti. Ma la sostanza è chiara: Arna sparisce come Diocesi e resta come memoria. Il colpo di scena arriva nel 2004, quando la Sede titolare viene istituita in tempi relativamente recenti. Vescovo titolare attuale: Adam Piotr Bab, vescovo ausiliare di Lublino (dal 22 maggio 2020).

Bettona vive di una storia ecclesiastica fatta anche di prudenza. La tradizione attribuisce evangelizzazioni e santi, ma la certezza documentaria è più sobria. La prova classica è la presenza del vescovo Gaudenzio a un concilio del V secolo, tra varianti di manoscritti e dispute storiografiche. La Diocesi, se c’era, si spegne presto, probabilmente inglobata da realtà più forti. Dal 1968 Bettona è tornata nella lista ufficiale delle Sedi titolari. Vescovo titolare attuale: Álvaro Efrén Rincón Rojas (dal 22 dicembre 1999) che nel 2010 ha raggiunto l’età pensionabile ma mantiene comunque il titolo. Nello stesso anno, a ottobre, le cronache ricordano che compì una visita pastorale a Bettona.

Bevagna, l’antica Mevania, ha una delle narrazioni più antiche e più dense di tradizione. Tra martiri, passiones e attribuzioni, emerge un dato solido: la Diocesi ha avuto una storia lunga, poi interrotta, con il territorio assorbito da altre realtà. Ma il nome resta pesante, da cattedra. Oggi Bevagna è una Sede titolare con un dettaglio che conta: il titolare porta il titolo personale di arcivescovo. Arcivescovo titolare attuale: Marcello Bartolucci (dal 29 dicembre 2010). Bartolucci è l’unico umbro di questa lista (è nato a Bastia Umbra il 9 aprile 1944).

Forum Flaminii è quasi una metafora dell’Umbria: la strada consolare, il mondo romano, la cristianizzazione precoce, poi la rarefazione. La tradizione lega a quest’area (oggi frazione della periferia di Foligno) la figura di San Feliciano; la documentazione parla di pochi vescovi certi e poi del silenzio. Quando i luoghi cambiano baricentro, anche le Diocesi mutano destino. Come Sede titolare, però, Forum Flaminii è stabilissima. Vescovo titolare attuale: Angelo Mascheroni (dal 9 giugno 1990).

Martana è il capitolo più intrigante per chi ama le storie di confine. L’esistenza stessa della diocesi è discussa dagli studiosi: tradizioni locali forti, archeologia che parla - con una catacomba unica in Umbria - e fonti che frenano. Ma Roma ha scelto: Martana è una Sede titolare. E qui l’incrocio con la storia contemporanea è evidente. Arcivescovo titolare attuale: Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina (dal 15 giugno 2021).

Otricoli è la scintilla che ha fatto partire tutto. Antico municipio romano, diocesi attestata tra V e VII secolo, poi inglobata - secondo le ricostruzioni - da Narni. Finita. Se non fosse per quel dettaglio: il titolo. Dal 22 febbraio 2013 il titolo è di Miroslaw Adamczyk. Arcivescovo titolare attuale: Miroslaw Adamczyk.

Plestia è una storia umbra in purezza. Un’antica città, nell’area di Colfiorito, una Diocesi con pochissime attestazioni, poi la sparizione. Le ricostruzioni ricordano anche fattori materiali: il declino, le devastazioni, perfino l’espansione delle acque del lago. Oggi Plestia è un titolo che vola oltre Manica. Vescovo titolare attuale: Thomas Joseph Neylon, vescovo ausiliare di Liverpool (dal 6 luglio 2021).

Spello dimostra che la bellezza non basta a trattenere una diocesi. Hispellum, splendida e romanissima, viene inglobata, cambia appartenenze, scivola sotto altre giurisdizioni. Ma il nome resta. Dal 1968 è Sede titolare. Arcivescovo titolare attuale: Piergiorgio Bertoldi (dal 24 aprile 2015).

Trevi è un caso tipico umbro: tradizioni forti, storia antica, ma anche confusioni di fonti dovute all’omonimia con Trevi nel Lazio. Cronotassi discusse, attribuzioni variabili. Eppure oggi non ci sono dubbi: Trevi è Sede titolare dal 1969. Vescovo titolare attuale: Paolo Schiavon (dal 18 luglio 2002).

Il dato, alla fine, è semplice e sorprendente: l'Umbria ha nove Diocesi che non esistono più, ma che continuano a parlare attraverso chi ne porta il nome. Un ausiliare polacco, un nunzio in Ucraina, un vescovo inglese, diplomatici della Santa Sede, emeriti italiani. Una processione silenziosa di titoli che mette insieme periferie e centro, borghi e capitale, passato e presente. Non è folklore. È il modo in cui un'istituzione millenaria conserva la memoria. E, ogni tanto, a sorpresa, la trasforma di nuovo in notizia.
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