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L'immondizia costa cara agli umbri: ancora aumenti per la tariffa rifiuti. Salasso da 400 euro

Cuore verde nella top 5 delle regioni con 391 euro l'anno di Tari: dopo l'aumento del 5,1%, quest'anno altro possibile rincaro del 9%

Alessandro Antonini

14 Gennaio 2026, 12:35

L'immondizia costa cara agli umbri: ancora aumenti per la tariffa rifiuti. Salasso da 400 euro

Spazzatura d’oro. E’ il nome dell’inchiesta che ha preso le mosse nel 2013 e ha scosso dalle fondamenta il sistema della raccolta e dello smaltimento rifiuti in Umbria. Da allora tante cose sono cambiate ma la locuzione, nel suo significato letterale, resta valida. Non c’entra il penale, stavolta. Parliamo di tariffa rifiuti, la famigerata Tari. Che in Umbria costa cara, più della media italiana, più delle medie di Nord, Centro e Sud. Immondizia a peso d’oro. Non bastasse, nel 2025 è aumentata con una percentuale quasi doppia rispetto all’incremento del Belpaese. Per l’anno in corso le previsioni sono in peggioramento. Lo dicono i dati. 

Secondo l’osservatorio di Cittadinanzattiva nel 2025 una famiglia umbra ha pagato in media 391 euro, rispetto ai 340 nazionale. Quinta in Italia dietro Puglia (445 euro), Campania (418), Sicilia (402) e Toscana (497). I 391 euro umbri sono superiori anche alle medie di Nord (290 euro), Centro (364 euro) e Sud (385). Male. Gli aumenti nell’ultimo anno non vanno meglio. La Tari umbra è aumentata del 5,1% (da 371 a 391 euro), rispetto al 3,3% nazionale (da 329 a 340). Le differenze fra comuni sono pesanti. Perugia è a 445 euro mentre Terni a 326. Nei vari piano economici pesano diverse voci. Nel capoluogo di regione, ad esempio, incidono i costi per la messa in sicurezza della discarica di Pietramelina. Ma ci sono anche le variabili della produzione dei rifiuti, del costo del trasporto e dell’evasione. La tariffa per il 2026 non è stata ancora deliberata dalle authority regionale (Auri, autorità umbra rifiuti e idrico) e nazionale (Arera, autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), tuttavia le avvisaglie non sono buone. Cambiano i metodi di calcolo, si dovrebbe tendere alla cosiddetta “tariffa puntuale”. Si pagherà non solo in basse dell’ampiezza dell’abitazione e del nucleo familiare, ma anche sulla base della quantità di indifferenziato conferita.

La quota massima di incremento si colloca al 9%. Questo vuol dire che l’esborso medio umbro salirebbe a 426 euro. Già a dicembre - in base alla rilevazione Istat dei prezzi al consumo resa nota da Federconsumatori Perugia - l’indice di inflazione tendenziale sul costo della raccolta rifiuti a Perugia è del +6,3%. Secondo la stessa Federconsumatori, a livello nazionale l’aumento minimo sarà comunque del 2,7%. L’incremento della Tari stona col fatto che è in progressivo innalzamento anche la quota della raccolta della differenziata, che sfiora il 70%. La Regione, dalla sua, sta studiando come poter abbassare la quota della tariffa (in capo a Comuni e gestori): nell’ambito del progetto Equitari, con Auri sta lavorando proprio per capire, municipio per municipio, quali sono i fattori specifici che fanno impennare i costi. Per poi intervenire di conseguenza.

La legge sull’economia circolare dovrà portare - nelle intenzioni - a benefici non solo ambientali ma anche economici. Intanto un argine arriva dal Tar Umbria, che con due differenti sentenze ha bloccato la richiesta - giudicando inammissibili i ricorsi da parte di alcuni gestori del servizio - di un aumento dei costi nel piano economico finanziario dell’Auri per i maggiori esborsi sostenuti tra il 2022 e il 2025. Si tratta di una questione procedurale: gli atti Auri non hanno validità definitiva ma solo provvisoria. La richiesta di impugnativa andrebbe indirizzata piuttosto all’Arera, che ha l’ultima parola. Ma il contenimento dei costi non può essere un tecnicismo giuridico. La sfida è sempre quella: riduzione della produzione dei rifiuti e chiusura del ciclo. Nel caso umbro senza termovalorizzatore.

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