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Scuola umbra commissariata, la presidente Proietti tuona: "Scelta politica". Si attende l’esito del ricorso al presidente della Repubblica

Mossa del governo di fronte al no della Regione sull’attuazione completa del piano di dimensionamento che prevede 9 accorpamenti

Alessandro Antonini

13 Gennaio 2026, 08:33

Scuola umbra commissariata, la presidente Proietti tuona: "Scelta politica". Si attende l’esito del ricorso al presidente della Repubblica

Il governo ha commissariato la scuola umbra. La decisione è stata presa ieri a Palazzo Chigi dal consiglio dei ministri in cui sono stati convocati la governatrice Stefania Proietti, l’assessore con delega Fabio Barcaioli e i vertici di Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, regioni a cui è toccata la stessa sorte. Il commissario ad acta per il Cuore verde è il neo nominato direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Ernesto Pellecchia. La scelta è stata presa a seguito della “lotta” -la definisce così l’Umbria, che l’ha avviata insieme alle altre regioni - contro il dimensionamento scolastico, ossia il piano di riduzione delle autonomie indicato dal ministero i base ai parametri normativi. “Dopo aver deliberato sette accorpamenti sui nove richiesti - spiegano la governatrice umbra e Barcaioli - la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui”. In una regione con oltre 101 mila studenti “e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati”, sentenziano Proietti e l’assessore.

Per loro la scelta è politica. Il confronto sul tema era stato richiesto da più di un anno. “Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma solo pressioni. L’unica convocazione arriva ora, non per chiarire, ma per commissariare. Le regioni convocate a Roma, per lo stesso motivo, sono Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana, tutte amministrate dal centrosinistra, come l’Umbria. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento. È evidente che si tratta di una scelta politica più che tecnica”, dichiarano.

Il governo giustifica l’operazione richiamando gli obiettivi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul citato dimensionamento. Target che prescrivono tempi e soglie precisi. Per la Regione invece rappresentano “tagli indiscriminati”.

Proietti e Barcaioli elencano la riduzione dei finanziamenti alla voce scuola pubblica e i mancati investimenti degli ultimi anni. Quindi rilancia lo scontro. “L’Umbria viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento, rivendicando il diritto dell’Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro della scuola merita questa battaglia”, conclude Palazzo Donini.

Intervengono anche alcuni parlamentari del Pd, tra cui la vicepresidente della Camera Anna Ascani. Per loro la manovra del governo “è inaccettabile. Invece di agire con ascolta e dialogo, la destra si è arroccata in una logica di imposizione”.

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