sanità
Con l’entrata in vigore del nuovo piano socio sanitario, in fase di elaborazione, sarà riorganizzata l’intera rete ospedaliera umbra. Quando? Si parte quest’anno, assicura la Regione. Come? Le linee direttive sono una decina: integrazione fra nosocomi maggiori e minori, assegnazione a ogni presidio di una mission, attivazione delle reti cliniche interaziendali, interscambio delle équipe di medici, realizzazione di una rete integrata tra ospedale, medicina generale e strutture territoriali. E ancora: gestione integrata dei percorsi preventivi diagnostico terapeutici e assistenziali; sviluppo di una collaborazione con il privato accreditato in una logica di complementarità e non di competizione; potenziamento della sanità digitale; rafforzamento della collaborazione con l’Unipg sui fronti ricerca e formazione. Non ultimo, il sostegno anche economico ai professionisti sanitari con adeguato riconoscimento dei ruoli, compensando maggiormente le funzioni in cui si registrano maggiori carenze (vedi i pronto soccorso). Sin qui la teoria. Per entrare nel concreto, va analizzato il quadro esistente.
La configurazione della rete ospedaliera umbra è costituita da due ospedali Dea (dipartimento di emergenza e accettazione) di II livello, ossia Perugia e Terni. Cinque ospedali Dea di I livello, di cui solo uno con un numero di posti letto superiori a 300 e 4 con dotazione inferiore a 200; sette ospedali di base con pronto soccorso, di cui nessuno raggiunge i 120 posti letto di dotazione; quattro ospedali esclusivamente dedicati alla riabilitazione. Un sistema che mostra diverse criticità. Nel nuovo piano socio sanitario sono elencate. “L’eccedenza di ospedali con numero esiguo di posti letto - è il primo problema - anche a livello dei Dea di I livello; il mancato rispetto di alcuni standard di volumi ed esiti; il trend crescente della mobilità passiva, soprattutto di quella evitabile, di confine e potenzialmente inappropriata; la mancata strutturazione delle reti cliniche o non pienamente operative con conseguenziale carenza di percorsi definiti per la presa in carico dei pazienti”. Nel documento viene individuata una mission per ogni ospedale, “stabilendo le relazioni fra le strutture ospedaliere, le unità operative e i professionisti, nella logica delle reti cliniche e della rete territorio-ospedale attraverso la valorizzazione delle professionalità esistenti e mettendo a sistema la tecnologia presente”. Nello scenario delle strutture esistenti in Umbria “l’unica possibilità di efficientare la rete senza ridurre i posti letto è infatti quella di identificare la mission specifica delle piccole strutture ospedaliere, o come punti di riferimento della stessa rete ospedaliera o anche trasferendole al setting territoriale con sedi di assistenza territoriale ad alta intensità assistenziale, accorpando strutture territoriali di alto impegno come hospice, Suap (Speciale unità di accoglienza permanente), ospedali di comunità”, è riportato testuale.
Il piano è semplice: nessuna soppressione. Però le strutture Dea di II livello dovranno integrarsi con gli ospedali di Perugia e Terni per tutte le attività di alta specialità e per attività dei centri di riferimento di alta specializzazione di III livello per le reti cliniche. Gli ospedali Dea di I livello (spoke ospedaliero), si dovranno integrare tra loro anche in base al contesto orogeografico e quindi fra gli ospedali di Città di Castello e Gubbio-Gualdo Tadino e fra Foligno e Spoleto, mantenendo l’operatività di cinque Dea di I livello, tenendo anche presente che ricadono in questi territori tre aree interne, rispettivamente l’area del Nord Est eugubino, l’area della Valnerina e l’area del Sud-Est orvietano. Le strutture di base ospedaliera (I livello) saranno integrate per i percorsi con le strutture Dea di I e di II livello di riferimento per il territorio. Resta l’ospedale di zona disagiata in Valnerina, nel rispetto degli standard del dm 70/2015. Il piano si poggia poi sulle strutture ospedaliere o territoriali con specifica mission, quelle riabilitative e quelle private “per coprire le necessità residue di posti letto per acuti e per post-acuti integrate nella rete ospedaliera complessiva e nelle reti cliniche specialistiche”.
Le reti cliniche da attivare sono in primis quella oncologica, già in parte costituita, quella di emergenza urgenza, le reti tempo dipendenti (infarto, ictus, trauma, punto nascita e neonatologia), la rete donazione d’organo e trapianti, la rete malattie rare, quella delle medicine e delle chirurgie specialistiche, la rete dei servizi e quella delle riabilitazioni.
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