Attualità
Umbria terra di pensioni di invalidità. Il dato va a braccetto con quello del tasso di vecchiaia tra i più alti d’Italia.
La regione che presenta l’incidenza delle prestazioni di invalidità complessive (previdenziali e civili, per ogni 100 mila abitanti) più elevata è la Calabria (13,2 per cento).

Seguono la Puglia (11,6), e per l’appunto subito dietro l’Umbria (11,3) e la Sardegna (10,7). Molto al di sopra rispetto alla media nazionale del 7,4 per cento. Chiudono Piemonte, Lombardia e Veneto tutte con il 5,1 per cento. È quanto emerge dall’ultimo report della CGIA di Mestre su dati INPS aggiornati al 31 dicembre 2024.
A livello provinciale svetta il risultato di Reggio Calabria (14,99 prestazioni erogate ogni 100 abitanti). Subito dopo scorgiamo Lecce (14,24) e Crotone (13,88). Terni è undicesima (11,83) e Perugia diciassettesima (11,10).
Nel Cuore verde le prestazioni a invalidi civili (indennità più pensioni) sono 96.113 per un importo medio mensile pro capite di 507 euro e un esborso economico complessivo di 0,43 miliardi.
La Cgia ha preso a riferimento il quadriennio 2020-2024: a livello nazionale c’è stato un incremento del 7,4 per cento del numero delle pensioni. L’Umbria, che è sul podio, è sì cresciuta ma con una percentuale inferiore. C’è stato un aumento assoluto di 2.416 assegni pari a un +3,6 per cento.
La Cgia prova a valutare un’eventuale correlazione tra lo stop al reddito di cittadinanza (rdc) e l’aumento, nell’ultimo periodo, delle indennità. “La cessazione del reddito di cittadinanza, avvenuta gradualmente nel corso del 2023 - è scritto nel report - e il contestuale incremento delle pensioni di invalidità civile sono correlate? Ufficialmente, le due misure rispondono a finalità distinte: il reddito di cittadinanza era stato concepito come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità tutelano le persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute. Detto ciò, l’abolizione del reddito di cittadinanza ha comunque lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In tale contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile. Sia chiaro: dimostrare una correlazione diretta risulta impraticabile, sia a causa della mancanza di dati comparabili, sia per la complessità della tematica che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Tuttavia, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane. In particolare in alcune aree del Paese”. Viene affrontato anche il nodo delle false certificazioni. Tra il primo gennaio 2020 fino ad agosto 2021 la Guardia di Finanza ha asserito che le frodi accertate nel comparto previdenziale (assegni sociali, pensioni di invalidità etc) sono state pari a 48 milioni di euro.
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