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LA STORIA

Il primo iPhone compie 19 anni: era il 9 gennaio 2007 quando il genio Steve Jobs stupì il mondo con la sua straordinaria creatura. Ecco il video di quel giorno memorabile

Clementina Civitavecchia

09 Gennaio 2026, 10:01

Il primo iPhone compie 19 anni: era il 9 gennaio 2007 quando il genio Steve Jobs stupì il mondo con la sua straordinaria creatura. Ecco il video di quel giorno memorabile

Il 9 gennaio 2007, Steve Jobs presenta l’iPhone al Moscone West di San Francisco. Un evento che rivoluzionerà smartphone con touchscreen: niente tastiere fisiche, solo uno schermo e le dita. “Questo è il giorno che aspettavo da due anni e mezzo”, esordisce, divorando il pubblico con lo sguardo. Sa benissimo cosa sta per accadere e i numeri gli daranno ragione, perché dopo il lancio ufficiale del 29 giugno 2007, già nel primo weekend e solo negli USA l’iPhone registrò vendite pari a 270.000 unità, un record che fece crollare le azioni di Nokia del 10% in borsa.

Lo scherzo

Dopo una rapida carrellata delle innovazioni Apple, ricorda il Macintosh del 1984, “un computer che non cambiò solo Apple, ma l’intera industria dell’informatica”. In maniera puntuale, ma semplice e comprensibile per tutti, annuncia la nascita di tre prodotti rivoluzionari: un iPod con comandi touch, un cellulare rivoluzionario e un dispositivo per comunicazioni via internet. Mentre le tre icone girano in loop sul maxi‑schermo alle sue spalle, il pubblico è in delirio. Forse ha capito dove vuole andare a parare. Ed ecco la rivelazione: “Questi tre non sono dispositivi separati: sono uno solo e lo chiamiamo iPhone”. Da quel momento inizia il futuro che oggi chiamiamo presente. “Ed eccolo qui”, dice, scherzando sull’immagine che appare sullo schermo: una parodia di un iPod con una cornetta telefonica attaccata. Si tratta di uno scherzo, ma è solo il preludio al colpo di teatro: “I telefoni più avanzati oggi sono chiamati smartphone. Ma sono una specie di internet per bambini”, continua irriverente. Il problema, spiega, è che non sono così intelligenti né facili da usare. Lascia scorrere sullo schermo i modelli del momento: Motorola Q, BlackBerry, Palm Treo, Nokia E62, il top che si possa desiderare nel 2007, ma Jobs li smonta con eleganza, mostrando un problema comune: le tastiere fisiche, che non potendo essere modificate, impediscono l’adattamento delle interfacce alle applicazioni. E qui noi, uomini e donne del futuro, sappiamo bene di cosa stia parlando: Apple sta reinventando il telefono.

L’iPhone

Quello su cui Steve Jobs e la sua équipe avevano studiato a lungo era la realizzazione di uno smartphone che si comportasse come un computer, con uno schermo grande, senza tastiera di plastica, senza mouse e senza pennino. Non fu un gioco trovare lo schermo giusto: nella biografia ufficiale di Steve Jobs, firmata Walter Isaacson, si legge che il Gorilla Glass fu scelto dopo che il creatore dell’iPhone, frustrato da un prototipo che si graffiava, impose al team di trovare “il vetro più resistente al mondo” in sole sei settimane. E così fu. Ma torniamo sul palco e aggiungiamo un prezioso elemento che giustifica l’ossessione per quel vetro: “Le nostre dita. Il miglior dispositivo di puntamento che abbiamo dalla nascita. Funziona come per magia”, dichiara Steve Jobs, stregando il pubblico e seducendolo definitivamente quando passa ai fatti e mostra le funzionalità di iTunes. Un traguardo impressionante: “Basta collegare l’iPhone, e si sincronizza automaticamente: musica, dati, calendario, tutto.” Ed ecco la visione: al 15° minuto e 17 secondi, finalmente, iPhone appare sullo schermo. È sottile: 11,6 mm di spessore, il più snello tra gli smartphone dell’epoca. Sul retro, una fotocamera da 2 megapixel, uno slot per SIM, un interruttore di accensione/spegnimento, ma soprattutto 3 sensori: sensore di prossimità (si attiva quando si porta l’iPhone all’orecchio e il dispositivo capisce che è in uso per una chiamata e disattiva il touchscreen); sensore di luce ambientale (regola la luminosità del display in base all’ambiente); accelerometro (consente la rotazione automatica dello schermo, da verticale a orizzontale). Ma a Jobs non basta: aggiunge magia ad altra magia: pizzicando lo schermo allarga o riduce la foto di un bambino visualizzata sullo schermo. Per noi oggi è normale, ma provate a immaginare lo stupore di quella platea: per il 2007, è tecnologia da fantascienza! E pensare che nel momento in cui Steve Jobs sta spalancando le porte del futuro, il “librofonino” (un dispositivo che permette di visualizzare testi su un display richiudibile) sembra un oggetto futuristico tanto da conferire al suo produttore, Polymer Vision, il primo premio nella categoria «Most Innovative Technology» al 3GSM World Congress del 2007. Questo è anche l’anno dello Samsung SGH‑Z560, un telefonino dotato di tecnologia per navigazione a banda larga: chi lo possiede ne va fiero, peccato che l’ultima trovata di Apple lo abbia appena detronizzato.

Siamo giunti alla fine di questa presentazione che passerà alla storia. A Jobs non resta che abbandonare la scena: chiude il suo keynote e saluta il pubblico con una citazione di Wayne Gretzky, leggenda dell’hockey su ghiaccio: “I skate to where the puck is going to be, not where it has been.” Non una frase qualsiasi: “Io pattino verso dove il disco sta per arrivare, non dove è già passato.

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