Attualità
La caccia all’evasione fiscale fa flop tra i Comuni dell’Umbria. Solo 5 su 92 partecipano in modo attivo allo strumento delle segnalazioni qualificate. Con un riparto totale di appena 11.601 euro nel 2025, importo del 70% inferiore sul 2024 (38.113 euro per 4 Comuni) e del 17% inferiore al 2022 (2 Comuni ebbero un totale di 14.002 euro). È quanto evidenzia una elaborazione del Centro Studi Enti Locali. Tutto è legato alla possibilità dei Comuni di avviare, quando si sospettano casi di evasione fiscale nel territorio, istruttorie per richiamare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate sui casi in questione.
A guidare la classifica dei comuni umbri che, grazie alla loro collaborazione, hanno ricevuto un contributo dall’Agenzia delle Entrate, c’è Monte Santa Maria Tiberina, che ha ottenuto 9.302 euro. Seguono Citerna con poco più di 2.000 euro, e poi San Giustino, Perugia e Marsciano ma con cifre decisamente inferiori. I numeri corrispondono al 50% delle maggiori somme riscosse11.601 euro. Molto meno rispetto all'anno precedente, quando in totale erano stati assegnati oltre 38.000 euro.
Un calo che a livello nazionale è ancora più marcato. I proventi riconosciuti ai Comuni per la collaborazione al recupero dell’evasione fiscale hanno infatti toccato il minimo storico. Mai così bassi negli ultimi dieci anni tanto che è allo studio una nuova norma per rafforzare questi incentivi e portarli dal 50% al 100% per tre anni. Il report del Centro Studi Enti Locali segnala un progressivo disimpegno dei Comuni nella collaborazione con il fisco. In sette anni, gli incassi complessivi derivanti dalle segnalazioni comunali si sono più che dimezzati, scendendo a 2,5 milioni.
Nei due anni precedenti la cifra si attestava attorno ai 3 milioni, ben al di sotto dei 6,7 milioni del 2021 e degli 11,4 milioni del 2018. Nel quinquennio 2020-2024 i Comuni hanno consentito di recuperare complessivamente 30,4 milioni di euro, contro gli oltre 88 milioni del periodo 2012-2016. A incidere sull’andamento è stata anche la variazione della quota riconosciuta agli enti locali: inizialmente fissata al 30%, poi salita al 33% e successivamente al 50%, tra il 2012 e il 2021 era arrivata al 100%, per tornare al 50% dal 2022. Proprio negli anni in cui la percentuale era totale si è registrato il massimo utilizzo dello strumento, tanto che oggi si sta valutando un nuovo ritorno al 100%.
Attualmente i Comuni beneficiari sono 304, meno del 4% dei circa 7.900 enti locali italiani. La distribuzione territoriale conferma un netto squilibrio a favore del Nord. In testa c’è la Lombardia con 97 Comuni e 1.009.938 euro di riparto, pari a circa il 40% del totale nazionale. Seguono Liguria con 442.290 euro e 15 Comuni, Emilia-Romagna con 362.471 euro e 66 Comuni, Toscana con 300.454 euro e 17 Comuni.
La Uilca Umbria ritiene necessario un investimento sulla formazione continua del personale e favorire l’implementazione di collaborazioni fra diversi comuni, per favorire il contrasto all’evasione anche nelle piccole o piccolissime realtà. Sarebbe utile, sempre secondo la nostra analisi, anche l’introduzione di un sistema di ulteriore premialità che vada a vantaggio delle amministrazioni più virtuose.
Da ultimo, potrebbe giovare la trasformazione di una attività che oggi è facoltativa in una di tipo obbligatorio, circostanza che garantirebbe maggiore trasparenza ed equità, finalizzata al reperimento di risorse necessarie per il finanziamento dei servizi pubblici essenziali e per ridurre il carico fiscale nei confronti dei contribuenti onesti.
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