I FUNERALI
La città ha salutato ieri pomeriggio Anna Maria Landini. Vedova di Ponziano Benedetti Corradini e mamma dell'ex sindaco di Spoleto, Daniele Benedetti, è stata una colonna portante della Caritas diocesana fin dalla fondazione, della quale è stata per anni vice direttore.
E a lei va il commosso ricordo dell'arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo. “Ricordo con ammirazione e gratitudine il lungo e generoso impegno nella Caritas diocesana – ha detto di lei il presule - specialmente al servizio delle ragazze madri, e la sua profonda e appassionata appartenenza ecclesiale. La affido all’abbraccio misericordioso del Signore risorto e sono vicino ai familiari nella preghiera e nella speranza”.
Arcivescovo che ha presieduto il funerale svoltosi ieri pomeriggio nella chiesa di San Paolo Inter vineas. Nata a Firenze nel 1935, trasferita a Spoleto, città del marito Ponziano Benedetti Corradini, mamma di tre figli, Andrea, Alessandro e, appunto, l'ex primo cittadino di Spoleto, Daniele e nonna di sei nipoti, negli anni ha legato la sua attività di volontariato nella Caritas con la presenza costante in famiglia. Ha trasferito questa sua voglia di servizio ai meno fortunati anche al marito e ai figli, che sono cresciuti con la convinzione che “sporcarsi le mani” per gli altri sia passaggio imprescindibile per la crescita di chiunque.
Nel 1977 incontra l’arcivescovo di Spoleto Ottorino Pietro Alberti e l’allora direttore della Caritas don Sergio Virgili: la coinvolgono nelle attività della costituenda Caritas diocesana, gettando le basi per una rete che oggi vanta decine e decine di interventi e azioni. Come vice direttore della Caritas diocesana di Spoleto, Anna Maria Landini ha creato i presupposti perché fiorissero le Caritas parrocchiali e prendessero via dei luoghi (oggi noti come Centri di ascolto) per dare conforto alle persone disagiate. Dopo la battaglia contro la legge 194 (normativa che disciplina la tutela sociale della maternità e l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia, permettendola entro i primi 90 giorni per motivi di salute, economici o sociali, e dopo i 90 giorni solo per gravi rischi per la vita della donna o anomalie del feto) nel 1978-1979 propone e gestisce una delle prime case famiglia italiane per ragazze madri: la casa di San Sabino a Spoleto, per dare risposte concrete alle ragazze che non volevano praticare l’aborto.
Contemporaneamente, nei primi anni Ottanta ha contribuito alla creazione di attività per ragazzi disabili.
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