Attualità
In Umbria - tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025 - le strutture legate agli affitti brevi sono aumentate del 35.3%, passando da 499 a 675 imprese. È il dato che emerge dal report della Camera di Commercio dell'Umbria, che mostra che: "Il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente" - come dichiarato dal presidente Giorgio Mencaroni.

"È una trasformazione che va governata - aggiunge Mencaroni -, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori. Le imprese alberghiere operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee. Solo così si può valorizzare l’intero sistema turistico regionale senza penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza".
Il dato va inserito all'interno di un quadro di trasformazioni più ampio, che non riguarda solo il numero delle imprese ma il modo in cui il territorio intercetta e organizza la domanda turistica. L'Umbria - nel contesto nazionale - si colloca a metà strada tra le regioni a più ampia densità turistica e quelle che faticano ad agganciare la nuova domanda, caratterizzata da soggiorni più brevi, viaggi più frequenti, piattaforme digitali e dalla necessità di soluzioni maggiormente flessibili.
Nel cuore verde, negli ultimi quattro anni, le imprese alberghiere regionali sono scese da 458 a 420 unità, con un calo dell’8,3%. Un dato che colloca la regione al quarto posto in Italia per contrazione, subito dopo Lazio (–13,3%), Marche (–12,9%) e Molise (–10,1%). Un calo che non equivale a un arretramento della vocazione turistica regionale, ma che si accompagna a una crescita dell'ospitalità diffusa.
Nel contesto dei Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata, infatti, le imprese sono cresciute di oltre il 35% - un valore inferiore alla media nazionale, ma che colloca l'Umbria seconda nel Centro Italia dopo le Marche (+44,1%) e davanti a Lazio (+34,8%) e Toscana (+18,7%).

La situazione cambia a livello provinciale. Nello specifico, nella provincia di Terni la flessione degli alberghi è più marcata - con un passaggio da 80 a 71 strutture, pari al -11,3% -, con un aumento degli affitti brevi del +39,6%. A Perugia, invece, il calo delle strutture si ferma al -7,7%, con un aumento degli affitti brevi pari al 34,2%.
Per quanto riguarda il settore della ristorazione, in Umbria i ristoranti con servizio al tavolo crescono dell'1,5%, un dato inferiore alla media nazionale ma il migliore tra le regioni del Centro Italia. Anche in questo caso Terni mostra una dinamica più vivace (+3,6%) rispetto a Perugia (+0,8%).
Particolarmente rilevante è il dato che riguarda le densità ricettive, ovvero il rapporto tra popolazione residente e numero di strutture. In Italia esiste un albergo ogni 2.019 abitanti e un'impresa di affitti brevi ogni 1.316 residenti. In Umbria la densità alberghiera è quasi identica alla media nazionale (2.027 abitanti per albergo), mentre quella degli affitti brevi è più elevata (1.261 abitanti per impresa). Nel confronto con le altre regioni del Centro, la regione si colloca in una posizione intermedia: meno densa della Toscana, più del Lazio per gli alberghi e nettamente più delle Marche per gli affitti brevi.
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