FOLIGNO
Correva l'anno 1998 quando, il 30 agosto, l'allora sindaco Maurizio Salari inaugurava il negozio di abbigliamento e calzature Tardioli, prima attività ad aprire in città dopo il terremoto del settembre del '97 che aveva messo in ginocchio Umbria e Marche. Il taglio del nastro era il simbolo della rinascita, un segnale di speranza per una popolazione che reclamava un rapido ritorno alla normalità.
Da allora sono trascorsi 27 anni e una manciata di giorni e il centro della terza città dell'Umbria sembra inesorabilmente perdere pezzi, con tre saracinesche abbassate nel giro degli ultimi tre mesi. I primi a chiudere i battenti sono stati, a ottobre, i titolari di Innamorati Biancheria, in via Rinaldi, che dopo una liquidazione durata un paio di settimane hanno abbassato la saracinesca dopo quarantatré anni di attività. Segue, nel mese di novembre, la chiusura di Play Baby, lo storico negozio di calzature per bambini di Corso Cavour.
E ora, a distanza di circa un mese, si spengono le insegne anche in un'altra strada dello shopping, via XX Settembre, a pochi passi dalla centralissima piazza della Repubblica.
A partire da ieri e fino al 28 febbraio, in concomitanza con i saldi di fine stagione, la storica attività Tardioli, centotrenta metri quadrati distribuiti su due piani, ha dunque avviato la svendita di tutti gli articoli del negozio: “Mia madre ed io andiamo in pensione”, spiega Mauro Tardioli, al timone dell'esercizio commerciale.
Si chiude dunque un capitolo, o meglio un'epoca, e a salutare la famiglia Tardioli con malcelata commozione sono in tanti. Soprattutto sui canali social, dove rapidamente si è diffusa la notizia e dove i commenti sul destino del commercio cittadino si susseguono incalzanti.
In molti vaticinano, con un po' di amara ironia, l'apertura, al posto dello storico negozio cittadino, dell'ennesima attività di vendita di cover e accessori per cellulari. Segno dei tempi, di un commercio che muore, o meglio si trasforma, fondendo online e offline che convergono in un'unica esperienza, ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette. Mutano i consumatori, evolvono le abitudini di spesa, è vero. Ma se un negozio di vicinato sparisce, se ne va, con esso, anche un presidio di prossimità e coesione comunitaria, fondamentale per la sicurezza sociale, la cura degli spazi pubblici e la salvaguardia delle relazioni personali.
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