attualità
(foto LaPresse)
Un’ondata di esplosioni ha scosso Caracas e altre località del Venezuela nella notte tra giovedì e venerdì, quando gli Stati Uniti hanno colpito siti militari e portuali del Paese. L’azione è stata ordinata dal presidente Donald Trump, che nelle settimane scorse aveva evocato un intervento militare contro il Venezuela nel contesto della cosiddetta “guerra ai cartelli della droga”.
Il governo di Caracas parla di “gravissima aggressione” e ha dichiarato lo stato di agitazione esterna, mobilitando il Comando per la Difesa Integrale della Nazione. Maduro ha assicurato che il Venezuela si difenderà e ha chiesto solidarietà ai governi dell’America Latina e del mondo, citando l’articolo 51 della Carta dell’Onu sul diritto alla legittima difesa.
Secondo testimoni e fonti internazionali, i raid hanno coinvolto aerei ed elicotteri militari, con almeno sette esplosioni e colonne di fumo visibili in città. Diversi quartieri di Caracas sono rimasti senza elettricità. Tra le strutture colpite ci sarebbero la caserma Fort Tiuna, la base aerea di La Carlota e alcune aree portuali.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto un intervento urgente di Onu e Osa per accertare la legalità internazionale dell’azione statunitense. Anche l’Italia monitora la situazione attraverso la sua rappresentanza diplomatica a Caracas, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la premier Giorgia Meloni costantemente aggiornati.
L’attacco segue settimane di tensioni tra Washington e Caracas, culminate con operazioni militari mirate a imbarcazioni accusate di narcotraffico. Maduro denuncia che l’obiettivo degli Stati Uniti è forzare un cambio di governo e accedere alle vaste riserve petrolifere del Paese.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy