Fortuna
Superenalotto, tutti a caccia del 6
Il SuperEnalotto continua a far sognare l’Italia. L’estrazione di martedì 9 dicembre 2025 non ha regalato il tanto atteso colpo grosso, ma ha spinto il jackpot verso una cifra che ormai ha il sapore dell’evento nazionale: 92 milioni di euro. Un montepremi che si colloca già tra i più ricchi della storia del gioco — il tredicesimo più alto di sempre — e che potrebbe presto entrare nell’esclusivo club dei premi a nove cifre.
La combinazione estratta (78 – 79 – 65 – 51 – 31 – 8, Jolly 26, Superstar 77) ha di nuovo resistito a qualsiasi tentativo di decifrazione. Nessun giocatore è riuscito a centrare il “6” né il “5+1”, mantenendo così illibata la cassaforte del SuperEnalotto e aprendo la strada a un nuovo incremento del montepremi.
A consolarsi sono stati i due fortunati che hanno indovinato cinque numeri, ciascuno dei quali ha portato a casa oltre 82 mila euro. Una cifra certamente di rilievo, ma minima se paragonata al tesoro che da settimane si accumula al vertice della piramide dei premi.

L'estrazione di ieri
Con l’ultima estrazione, il jackpot supera di slancio la soglia dei 90 milioni, trasformandosi in un fenomeno mediatico. Da settimane gli sguardi si concentrano sul montepremi, che cresce con un ritmo costante, alimentato da un numero sempre maggiore di giocate.
Sono molti a ricordare — inevitabilmente — i concorsi che in passato hanno portato a vincite leggendarie: premi record, storie diventate iconiche, fortune inaspettate finite nelle mani di gruppi di amici, pensionati, lavoratori comuni. Ora, con 92 milioni in palio, quella stessa narrazione torna a farsi viva.
Sebbene lontano dai picchi assoluti raggiunti negli anni recenti, il jackpot attuale è già entrato nell’albo d’oro dei premi più importanti. Essere al tredicesimo posto nella classifica dei montepremi più alti non è soltanto un dato numerico: è un indice dell’impatto culturale del concorso.
Ogni volta che il premio supera determinate soglie psicologiche — 50 milioni, 70 milioni, 90 milioni — si scatena una dinamica ben conosciuta: aumenta il numero dei giocatori occasionali, esplodono i sistemi di gruppo e risalgono quelle cosiddette “giocate scaramantiche” che appartengono alla tradizione più popolare del Paese.
C’è un’Italia che segue il SuperEnalotto con la stessa passione con cui segue le grandi partite. L’attesa, la tensione, l’idea che qualcosa possa succedere, che la settimana possa essere quella decisiva.
C’è chi affida i propri numeri a un algoritmo, chi si fida dei ritardatari, chi gioca sempre le stesse cifre da vent’anni. E poi ci sono le superstizioni, un mondo a parte: numeri legati ai sogni, alle ricorrenze familiari, alle date di nascita, o alle casualità che solo chi gioca davvero può considerare segni.
In effetti, la matematica resta implacabile: le probabilità di centrare il “6” sono astronomiche. Eppure, questo non cambia nulla. Anzi, è proprio lo scarto tra la realtà dei numeri e l’immaginazione dei giocatori a rendere il SuperEnalotto un fenomeno unico.
Il dato più interessante non riguarda solo il valore attuale del jackpot, ma ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Con una crescita costante e una partecipazione in rialzo, la soglia dei 100 milioni non è affatto irraggiungibile.
E quando un premio supera la barriera delle nove cifre, accade sempre lo stesso: se ne parla ovunque, dai bar alle testate nazionali, dalle chat di famiglia ai programmi radio.
A quel punto il SuperEnalotto smette di essere un semplice concorso e diventa un evento sociale. Un appuntamento che muove speranze, conversazioni e — perché no — anche un pizzico di adrenalina.
Ogni estrazione è un rituale: si controllano i biglietti, si confrontano i numeri, si respira un misto di scaramanzia e aspettativa. La maggior parte delle volte la combinazione non arriva. È nell’ordine delle cose. Ma basta un’unica sera, un’unica schedina, un’unica sestina per cambiare tutto.
Il jackpot da 92 milioni racconta proprio questo: la resistenza del sogno. Un sogno che continua, che cresce, che coinvolge un intero Paese.
E mentre ci si avvicina alla prossima estrazione, la domanda torna a essere la stessa di sempre, semplice e potentissima: “E se questa volta toccasse a me?”
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