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L'ADDIO

L'ultimo saluto di Foligno a Fabio Luccioli: cattedrale gremita ai funerali del giornalista. Sigismondi: "Nel buio non ha perso la speranza"

Il vescovo di Orvieto-Todi nell’omelia: "Hai moltiplicato i talenti ricevuti in dono"

Giulia Silvestri

30 Novembre 2025, 09:25

L'ultimo saluto di Foligno a Fabio Luccioli: cattedrale gremita ai funerali del giornalista. Sigismondi: "Nel buio non ha perso la speranza"

Piazza della Repubblica non è mai stata così silenziosa come la mattina di sabato 29 novembre. Ed è proprio quel silenzio a restituire la misura di un dolore che da giovedì ha tolto il respiro a un’intera comunità. E’ stata una Foligno rimasta senza voce, a salutare per l’ultima volta Fabio Luccioli, il direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno, strappato alla vita, troppo presto, a soli 38 anni, da una malattia. Una quiete rotta solo dai singhiozzi trattenuti a stento da una città che ha gremito la cattedrale di San Feliciano per dire addio a uno dei suoi figli più amati.

Amore sì, come quello che Fabio ha saputo seminare nel cuore dei tanti che hanno incrociato la sua strada: il sorriso buono, lo sguardo gentile, la statura di un professionista dell’informazione, ma prima di tutto di un uomo dal cuore grande capace di far posto a tutti: parenti, amici, colleghi, a partire dalla sua redazione, compagni di avventure sportive, la squadra del cuore, la grande famiglia del suo rione, il Contrastanga, e quindi la Quintana, ma anche le tante associazioni e i cittadini che hanno avuto voce anche grazie a lui. Ieri erano tutti lì, per lui.

La fascia tricolore indossata dal vicesindaco Riccardo Meloni, presente con la giunta e tutto il consiglio comunale, il gonfalone dell’Ente Giostra della Quintana, la bandiera listata a lutto del Contrastanga, con i tamburini e le chiarine. Il gagliardetto del Foligno Calcio, poggiato sulla bara, accanto al fazzolettone gialloblu. Simboli delle tante anime di una città che ha vissuto, amato, raccontato e che ieri ha unito nel dolore di dover tributare lui l’ultimo saluto.

A tutti, Fabio è riuscito anche in quest’ultimo giorno a lanciare, come sapeva fare, un messaggio di conforto, di speranza, arrivato nell’omelia del vescovo di Orvieto-Todi, già vescovo di Foligno, monsignor Gualtiero Sigismondi, che ha celebrato le esequie, e ha condiviso alcuni dei messaggi scambiati con lui nell’ultimo anno. Speranza che Fabio aveva visto “negli occhi di una madre che in maniera convinta e coraggiosa fa forza a suo figlio” - sono gli stessi occhi di un medico o di un’infermiera che ti prendono per mano e non ti fanno sentire solo -, negli sguardi, negli abbracci, in chi mi vuol bene. Una speranza che “ancor più della felicità è nelle piccole cose che ci circondano ogni istante” – aveva scritto – ma che troppo spesso dimentichiamo. È continuare a cercare il bello e il buono in ogni singola sfumatura della vita.

Un “editoriale inedito” arrivato nelle parole di monsignor Sigismondi: “Fabio carissimo, tu hai camminato con speranza viva nella notte della malattia e non ti sei arreso” – ha detto il vescovo – nella fatica del pellegrinaggio che ti ha condotto alla meta troppo presto ci hai ricordato che l’esistenza terrena è un tempo in comodato d’uso con obbligo di restituzione. Tu riconsegni la vita al Signore avendo moltiplicato i talenti ricevuti in dono”.

Commoventi le parole della cognata, Nina Gigante, ricordando “quel suo sorriso buono, quel suo cuore largo, che continuerà a camminare accanto a noi nei gesti più semplici, perché oggi lo salutiamo ma non lo perdiamo. Perché vivere è lasciare un’impronta e la sua è qui, negli articoli che ha scritto, nelle persone che ha amato, nei legami che ha costruito, nei sogni che oggi ci lascia in mano”.

"Mi sono chiesto "Fratellino, dove sei andato?". La risposta è qui, perché Fabio è in mezzo a noi e sarà sempre con noi" sono state le parole del fratello Andrea che hanno fatto scattare il fragoroso e commosso applauso che ha rotto il silenzio della cattedrale.

All’uscita, l’ultimo abbraccio, tra lacrime, il rullo dei tamburi, gli squilli delle chiarine, e la sua voce nell’indimenticabile radiocronaca di quel gol al Liberati nel derby Ternana-Foligno che regalò ai suoi falchetti la salvezza. Poi di nuovo il silenzio, assordante, che ci lascia la sua assenza, e la mancanza di lui che nessuno di noi smetterà di sentire.

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