A 21 anni dall'uccisione del poliziotto Emanuele Petri, nel conflitto a fuoco con le Brigate Rosse, sul treno fermato a Castiglion Fiorentino, la moglie Alma parla con il Corriere di Arezzo. "Tra manganelli e contestazioni io sono sempre e comunque per il rispetto della legalità", dice in un passaggio. Sui recenti fatti di Pisa, la sua posizione è di distanza da ogni tipo di eccesso. Moglie e madre di poliziotti sta con la polizia di Stato e nello stesso tempo si impegna in prima persona tra i giovani delle scuole portando loro la storia e l'esempio di Emanuele. Il sovrintendente della Polfer cadde nell'adempimento del dovere: aveva scoperto i documenti falsi di due passeggeri sospetti, i terroristi delle nuove Br, Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce. Ucciso nella sparatoria, il suo sacrificio (medaglia d'oro al valor civile alla memoria) è valso a stroncare le trame dei brigatisti che seminavano morte e terrore. Alma Broccolini, di Tuoro sul Trasimeno, parla degli incontri con i giovani, uno dei quali, di Perugia, rimasto colpito anni fa da uno di questi colloqui, adesso è ufficiale dell'Arma dei carabinieri. Nell'intervista, la moglie di Petri, che convive con il grande vuoto della perdita del marito, racconta di aver ritrovato recentemente un oggetto di legno appartenuto a Emanuele, all'interno di un baule, che ancora sprigiona un leggero profumo, per lei unico, quello di Lele.Servizio completo sul Corriere di Arezzo di venerdì 1 marzo (CORRIERE DI AREZZO)
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