Il restauro
Sandro Sarri e la facciata
Indice puntato contro il giallo ocra della facciata medievale in via Sasso Verde 34. Il restauro dell'antico palazzo del centro storico di Arezzo ha scatenato accese polemiche. Sui social è nato un vivace dibattito tra indignati e difensori dell'opera edilizia, in un crescendo di prese di posizione opposte: “lo hanno distrutto, è da denuncia”, “restauro ben fatto”. Poi l'intervento chiarificatore della proprietà dell'immobile. Sandro Sarri, presidente dell'Istituto Thevenin che opera nel delicato mondo del disagio femminile e dei minori, ha spiegato che il restauro è stato svolto seguendo le indicazioni della Soprintendenza, e sarà corretto per quanto riguarda la tinta.

Un errore dell'impresa esecutrice, dettato dalla fretta di completare il lavoro entro l'anno. Sarà sanato, con la posa di un giallo più tenue. L'edificio, una volta completato il recupero, ospiterà neo maggiorenni uscite dalle comunità Thevenin nel percorso volto alla piena autonomia. La struttura fa parte del patrimonio immobiliare del benemerito istituto di carità, donato come gli altri palazzi dal cavalier Subiano nel 1928 alle suore che si prodigavano per gli orfanelli.
Ma il “cazzotto in un occhio” e il presunto affronto ad una parte storica di Arezzo, verte oltre che sul colore anche su altro. I temi sollevati sono l'intonacatura della stessa facciata e le finestre quadrate e non con archi in mattoni. Il palazzo a sinistra è ancora con facciata a vista e gli archi alle finestre. Da qui la domanda di come sia stato possibile che la Soprintendenza abbia utilizzato lo “scempio”. L'edificio di via Sasso Verde è tra le più antiche costruzioni di Arezzo, una testimonianza arrivata fino ad oggi, in quella zona che avrebbe ospitato un antico stanziamento militare, da cui il toponimo: saxon weard (guardia sassone) diventato Sasso Verde.

Dalla prima segnalazione social, la stura a critiche su mancanza di buon gusto, buon senso, degrado, obbrobrio, fino ad allusioni e ipotesi di denunce. Tantissimi commenti di cittadini, tecnici, esperti veri e no, opinionisti contro e pro.

“Non riesco a capire perché scrivere commenti su commenti pensando a ragioni commerciali, politiche, raccomandazioni, ignoranza, e chi più ne ha più ne metta”, scrive Sandro Sarri quale committente dell'opera. “Fondazione Thevenin, dove i consiglieri lavorano con gettone uguale a zero euro, ha inteso recuperare e sistemare quella palazzina, di proprietà, per incrementare i propri servizi”. Quindi: “L'impresa ha lavorato in maniera spedita (nonostante qualche problema con più o meno ragione gli sia stato creato anche a loro) per far sì che certi lavori terminassero entro il 31 dicembre, permettendoci di godere di alcuni benefici che il sistema dei bonus ancora consente, facendo risparmiare a tutta la collettività dei bei soldini”. Sarri prosegue: “Ora se in questo lavoro così importante, realizzato in tempi record, l'impresa anche per liberare la strada dall'impalcatura, ha sbagliato la tinteggiatura, non facciamo mille congetture, sarà sistemata quanto prima”.

Infine le scuse, poste con stile e garbo, e l'impegno: il “giallo ocra centro storico toscano” sarà rivisto rapidamente. Tutti i passi del recupero, conferma Sarri su nostra domanda, sono stati concordati con la Soprintendenza. Anche gli aspetti relativi alle finestre hanno ricevuto il benestare. Nessun divieto per l'intonaco. “L'edificio era fatiscente, l'istituto dispone del palazzo gentilizio, di quello al civico 30 ristrutturato oltre dieci anni fa, e di questo. Gli interni saranno modulabili come mini appartamenti per le esigenze delle neo maggiorenni in situazione di disagio, autonome, ma sistemate vicino all'istituto. Oggi seguiamo 11 ragazze sotto i 18 anni e 6 mamme sopra, ognuna con 2 figli”.
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