La normativa
Silvia Ciampi, avvocato di Perugia
La presenza nelle nostre case degli amici cani, gatti e altri animali da compagnia può creare qualche problema con i vicini, in modo particolare se si vive in condominio, così come altre forme di convivenza che abbiamo con animali di ogni genere. La regola è far sì che i nostri amici pelosi o piumati non sporchino e non diano fastidio. Per il resto la legge è sempre di più dalla parte di chi ama gli animali. Su comportamenti da tenere e leggi vigenti ci illumina l'avvocata Silvia Ciampi.
- Quali sono attualmente le norme che regolamentano la presenza degli animali domestici in condominio?
Con la riforma del condominio, ovvero la legge 220 del 2012, ribattezzata come la nuova legge sui cani in condominio, sebbene sia applicabile a qualunque animale domestico, sono entrate in vigore delle importanti novità e in particolare con la modifica dell' articolo 1138 del codice civile è stato stabilito che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Ciò vuol dire che l'eventuale divieto deve considerarsi giuridicamente nullo. Tuttavia, per alcuni anni era rimasto il dubbio se questa regola valesse solo per i regolamenti assembleari, cioè quelli approvati a maggioranza dei condomini o anche per i regolamenti contrattuali, cioè quelli predisposti dal costruttore o adottati all'unanimità. Una recente sentenza del Tribunale di Cagliari, la numero 134 del 28 gennaio 2025, ha definitivamente chiarito che sono nulle tutte le clausole che vietano il possesso di animali domestici, indipendentemente dal tipo di regolamento in cui sono contenute; questo principio viene stabilito richiamando l'evoluzione normativa in linea con le normative europee che finalmente hanno riconosciuto il diritto per gli animali di essere protetti quali esseri senzienti e senza dubbio anche con il cambiamento della coscienza sociale che ha portato nel corso degli ultimi tempi a una maggiore valorizzazione del rapporto uomo-animali. Tuttavia occorre tenere presente che accanto ai diritti di coloro che possiedono animali, vi sono dei doveri ben precisi. La presenza di un animale in condominio, infatti, comporta in capo al proprietario la responsabilità che lo stesso animale non vada a ledere la quiete e la sicurezza degli altri condomini. L'articolo 844 del codice civile disciplina le cosiddette immissioni e stabilisce la regola di fondo della "normale tollerabilità" e pertanto se i rumori e gli odori che possono propagarsi da un immobile a un altro superano la soglia della "normale tollerabilità", scatta la tutela giuridica per chi si trova a subirli. Le sentenze recenti hanno anche affrontato il caso, purtroppo abbastanza frequente, dei cani che vengono lasciati liberi di abbaiare giorno e notte con grave nocumento per i vicini. La novità sta nel fatto che attualmente si tende a tutelare maggiormente chi subisce questi rumori, non essendo più necessario provare un danno alla salute; in passato cioè si doveva provare di aver riportato un danno biologico o uno stress psicofisico certificato per potere ottenere tutela. Molti regolamenti condominiali, dunque, non potendo vietare in alcun modo la presenza di animali, possono dettare delle regole sul comportamento da tenere come, ad esempio, l'obbligo di tenere i cani al guinzaglio nelle aree comuni, fasce orarie in cui vanno limitati i rumori e l'obbligo della raccolta delle deiezioni. Quindi sì agli animali in condominio ma nel rispetto delle regole del buon vivere e c'è da dire che il rispetto di queste regole coincide in gran parte anche con i requisiti previsti dalla legge per il rispetto del cosiddetto "benessere animale".
- Nei contratti di locazione il proprietario che affitta la propria casa può vietare all' inquilino di tenerci degli animali?
Malgrado nessuna delibera o regolamento possa vietare ai proprietari di tenere animali, rimane valido il principio per cui il proprietario vieta la presenza di animali nel momento in cui stipula un contratto di locazione, questo perchè si tratta di una pattuizione tra locatore e conduttore che è ammesso in virtù dell' autonomia contrattuale prevista dall'articolo 1322 del codice civile.
- Per quanto riguarda le reti di protezione da installare nelle terrazze cosa dice la Legge?
Partendo dal presupposto che solo un regolamento di natura “contrattuale” – per intenderci il regolamento approvato ad unanimità o predisposto dall’originario costruttore – può imporre limitazioni al condomino nel disporre e godere della proprietà esclusiva, in assenza di divieto o di limitazione il condomino ha diritto a installare una rete per tutelare i propri animali. Resta inteso che non andranno eseguite opere che rechino danno alle parti comuni ovvero arrechino un pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. Pertanto il condominio può chiederne la rimozione solo se dimostra una "sensibile alterazione" dell'estetica e non per semplice disaccordo. Analizzando la recente giurisprudenza, spesso capita di veder affermare la prevalenza della sicurezza dell'animale rispetto al decoro, specialmente se la rete è discreta e facilmente amovibile. Il consigli per evitare conflitti resta quello di optare per soluzioni trasparenti o in nylon non particolarmente visibili e invadenti.
- Cosa ci dice per quanto riguarda i gatti randagi presenti nelle zone condominiali?
La legge 281 del 1991, legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo, stabilisce, per i gatti in libertà, il divieto di maltrattarli e di spostarli dal loro habitat. Pertanto, dare da mangiare ai gatti randagi in condominio è lecito con l'obbligo in capo al soggetto che si occupa di questo, generalmente le così dette "gattare" che svolgono un lodevole lavoro di volontariato, di mantenere pulita l'area, evitando odori sgradevoli e non sporcare gli spazi comuni. Chi nutre i gatti deve provvedere pertanto a rimuovere i residui di cibo per evitare di attirare insetti o sporcare le parti comuni e se anche il regolamento condominiale non può vietare la presenza di animali randagi, può disciplinare l'uso degli spazi comuni, vietando ad esempio il deposito fisso di cibo. Se i gatti formano una colonia, è consigliabile registrarla presso il Servizio veterinario della Asl che sterilizzerà i gatti e nominerà un responsabile per la gestione, evitando la sovrappopolazione e favorendo il benessere degli animali.
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