IL RESTAURO
“Dopo oltre due anni e numerosi solleciti, finalmente, sono stati rimessi al loro posto i lampioni sulla facciata del teatro Mancinelli”. Così i gruppi di opposizione al Comune di Orvieto salutano il “regalo di Pasqua” dell’amministrazione comunale che, ultimato il restauro svolto con tutte le accortezze e i tempi del caso da un artigiano, in questi giorni – e non a febbraio, come precedentemente annunciato – ha provveduto a ricollocare quattro antichi lampioni, diversi per foggia rispetto agli altri di corso Cavour, con il relativo collaudo che li ha visti accesi di giorno e spenti di notte.
A far notare come paradossale il fatto di aver intitolato la stagione di prosa “In luce”, in omaggio ad Aldobrando Netti che portò l'illuminazione sulla Rupe, lasciando poi spenta la facciata, era stato il consigliere comunale Pd, Federico Giovannini, convinto anche dell'opportunità di intitolare una via o una piazza all'ingegnere narnese di Stifone, ma orvietano nei fatti. A quest’ultimo, la città deve l'impianto realizzato nel 1896 e un capolavoro di archeologia industriale come la centrale idroelettrica di Sugano, in funzione fino al 1945.
Nuove sollecitazioni giungono, intanto, per il taglio dell’erba infestante spuntata a ridosso del teatro. “Abbiamo il desiderio – affermano i consiglieri di Partito democratico, Proposta civica e Gruppo misto – di vedere una città ordinata, pulita, dove tutto funziona. Ci disturba il senso di abbandono, il degrado, l’incuria. Per questo sollecitiamo l’amministrazione comunale a fare le cose o a farle meglio, portiamo a conoscenza della pubblica opinione tutto ciò che non va o potrebbe andare meglio. Facciamo il nostro mestiere, con la pretesa che ognuno faccia il suo di mestiere. Per questo sollecitiamo la pulizia dei tombini e delle caditoie che, pur promessa, ancora deve essere realizzata, la sistemazione delle porte antincendio al parcheggio di Via Roma che ancora non funzionano, l’orologio della torre del Moro che è ancora fermo. E poi l’ex caserma Piave, immobile fatiscente, e tutti gli altri edifici di proprietà del Comune e di altre istituzioni che cadono a pezzi, e ce ne sono molti, la chiesa di San Francesco, quella di San Lorenzo in Vineis e quella di San Rocco, tutte in rovina, il piazzale della Pace alla stazione ferroviaria e i bagni pubblici impresentabili. La trascuratezza non è solo un fatto estetico, ma una questione che riguarda l’esistenza che, a sua volta, determina la coscienza”.
“Per non parlare poi, anche qui l’elenco è lungo – concludono dall’opposizione – di tutte le occasioni perse e di quelle fallite, che avrebbero potuto contribuire in maniera significativa allo sviluppo anche economico della città. Per questo vogliamo prendere come metafora i lampioni del teatro e sperare che, rischiarati dalla luce della sapienza, i nostri amministratori finalmente illuminati possano prendere questo successo come modello per ben altri e più elevati traguardi”.
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